Un installatore che lavora tutto il giorno in un capannone asciutto non affronta gli stessi rischi di chi sale e scende da un ponteggio esposto alla pioggia, attraversa fango o movimenta materiali in un piazzale. È qui che la differenza scarpe antinfortunistiche S1P S3 diventa concreta: non riguarda solo una sigla in etichetta, ma la capacità della calzatura di restare adeguata alle condizioni reali di lavoro.
S1P e S3 sono classi di protezione previste dalla normativa europea EN ISO 20345. Entrambe identificano scarpe di sicurezza con puntale resistente agli urti e alla compressione, proprietà antistatiche, assorbimento di energia nella zona del tallone e protezione contro la perforazione della suola. La differenza decisiva è la resistenza della tomaia all’assorbimento e alla penetrazione dell’acqua, prevista dalla classe S3 e non dalla S1P.
Differenza tra scarpe antinfortunistiche S1P e S3
Una scarpa S1P è progettata soprattutto per ambienti asciutti o coperti. Offre protezione da caduta di oggetti, schiacciamento, chiodi, viti e altri elementi appuntiti presenti sul pavimento, ma non richiede una tomaia resistente all’acqua. Per questo è una scelta frequente per magazzini, officine interne, manutenzione in stabilimento, logistica, assemblaggio e impianti produttivi.
La classe S3 aggiunge alla protezione S1P una tomaia con resistenza alla penetrazione e all’assorbimento dell’acqua. È pensata per chi opera all’esterno, su superfici umide, terreni non pavimentati o cantieri dove pozzanghere, fango e bagnato sono condizioni ricorrenti. Anche la suola deve avere un disegno scolpito, utile per avere maggiore presa sui fondi irregolari.
In termini pratici, una S3 parte dalla dotazione della S1P e aggiunge un requisito che cambia il campo d’impiego: una migliore idoneità al lavoro in presenza di umidità. Non è però corretto considerarla automaticamente una scarpa completamente impermeabile.
Requisiti comuni delle classi S1P e S3
Le due categorie condividono caratteristiche che servono a proteggere il piede nei rischi più comuni di cantiere, officina e manutenzione. Il puntale di sicurezza protegge la parte anteriore del piede da urti e schiacciamenti secondo i valori stabiliti dalla norma. Può essere in acciaio, alluminio o materiale composito: il materiale non definisce la classe S1P o S3, ma influenza peso, ingombro, isolamento termico e presenza di metallo.
Entrambe le classi prevedono proprietà antistatiche, utili per limitare l’accumulo elettrostatico. Non significa che la scarpa sia adatta a lavori elettrici sotto tensione o che sostituisca un DPI dielettrico specifico. Antistatico ed elettricamente isolante sono prestazioni diverse e non vanno confuse.
S1P e S3 includono inoltre l’assorbimento di energia nel tallone, una caratteristica apprezzabile per chi resta molte ore in piedi o percorre lunghe distanze su pavimenti duri. La lamina o lo strato antiperforazione protegge invece la pianta del piede dai rischi di perforazione. Nei modelli più recenti è spesso tessile e non metallico: è più flessibile, può essere più leggero e copre una superficie più ampia, ma va sempre verificata la marcatura specifica della calzatura.
S1P: quando è la scelta più razionale
La S1P è indicata quando il rischio di perforazione è presente, ma il contesto resta prevalentemente asciutto. Un elettricista che lavora all’interno di un edificio finito, un addetto al magazzino, un manutentore industriale o un operatore di linea possono preferirla perché, a parità di costruzione, tende a essere più traspirante e meno calda di una calzatura con tomaia più chiusa.
Molti modelli S1P adottano tessuti tecnici, microfibra o inserti ad alta ventilazione. Questo migliora il comfort durante i turni estivi e negli ambienti riscaldati, ma richiede attenzione se il lavoratore passa spesso dall’interno all’esterno. Bastano consegne sotto la pioggia, lavori in cortile o lavaggi frequenti dei pavimenti per rendere una S1P poco adatta alla mansione.
La scelta ha senso quando l’asciutto è una condizione stabile, non quando è solo una speranza. Acquistare una calzatura più leggera per poi usarla ogni giorno sul bagnato porta a usura anticipata, piedi umidi e minore comfort operativo.
S3: più protezione contro l’umidità, con qualche compromesso
La scarpa S3 risponde meglio alle esigenze di edilizia, carpenteria, manutenzione esterna, impiantistica, agricoltura, lavori stradali e movimentazione materiali in aree scoperte. La tomaia resistente all’acqua limita l’assorbimento e la penetrazione dell’umidità nelle condizioni previste dalla norma. Abbinata a una suola scolpita, offre una configurazione più adatta a superfici sporche, ghiaia, terra e fondi irregolari.
Il vantaggio ha un compromesso: una S3 può risultare meno ventilata e più calda, soprattutto se scelta in pelle pieno fiore o con membrane aggiuntive. Per lavori estivi in ambienti chiusi, una S3 molto strutturata non è sempre la soluzione più comoda. Il livello di protezione deve essere proporzionato al rischio effettivo, non scelto automaticamente perché la sigla sembra superiore.
Va distinta la resistenza della tomaia all’acqua dalla marcatura WR, che identifica la resistenza all’acqua dell’intera calzatura sottoposta a prova specifica. Se il lavoro comporta esposizione prolungata a pioggia, pozzanghere o lavaggi, occorre cercare esplicitamente una scarpa con prestazione WR, non limitarsi alla classe S3. Anche una calzatura S3 richiede manutenzione: fango e polveri vanno rimossi, mentre pelle e cuciture devono essere trattate secondo le indicazioni del produttore.
Attenzione alla normativa riportata in etichetta
Molte calzature ancora in uso o presenti nelle forniture riportano la classificazione EN ISO 20345:2011, dove le sigle S1P e S3 sono molto diffuse. La versione EN ISO 20345:2022 ha aggiornato alcune designazioni relative alla resistenza alla perforazione. In particolare, possono comparire le classi S1PL, S1PS, S3L e S3S.
La lettera L indica una prova di perforazione con chiodo da 4,5 mm, mentre la S fa riferimento a un chiodo più sottile da 3 mm. È un dato rilevante per chi lavora dove sono presenti chiodi sottili, sfridi metallici o viti. Non basta quindi confrontare il nome commerciale: bisogna controllare la norma, la classe indicata sulla linguetta o sull’etichetta interna e le marcature supplementari.
Tra queste possono comparire SRC o altre indicazioni relative all’aderenza, FO per la resistenza agli idrocarburi della suola, HRO per il contatto con calore e CI o HI per l’isolamento dal freddo o dal calore. Una scarpa S3 non possiede automaticamente tutte queste prestazioni. Per esempio, un saldatore può aver bisogno di resistenza al calore e di una chiusura protetta; un addetto alla logistica può dare priorità alla grip su pavimento liscio; chi lavora al freddo deve valutare anche l’isolamento termico.
Come scegliere tra S1P e S3 per la propria squadra
La valutazione dovrebbe partire dal documento di valutazione dei rischi e dalla mansione, non dal prezzo o dall’aspetto della scarpa. Occorre considerare dove si cammina realmente durante il turno, quanto spesso si lavora sul bagnato, la presenza di elementi perforanti, il tipo di pavimentazione e il tempo trascorso in piedi.
Per una squadra con attività miste, può essere più corretto assegnare modelli differenti: S1P agli addetti che operano in reparto asciutto e S3 ai tecnici che accedono a esterni, cantieri o aree di carico. Uniformare tutta la fornitura su una sola classe può semplificare l’ordine, ma non sempre migliora sicurezza e comfort.
La calzata resta un fattore operativo. Una scarpa certificata ma troppo stretta, troppo pesante o instabile viene indossata male e si usura prima. Verificare larghezza della pianta, sostegno del tallone, flessibilità dell’avampiede, tipo di chiusura e compatibilità con calze da lavoro permette di scegliere un DPI che il personale utilizzerà correttamente per l’intero turno.
Per chi acquista negli Stati Uniti, serve un controllo ulteriore: le classi S1P e S3 sono riferite alla normativa europea EN ISO 20345 e non sostituiscono automaticamente eventuali requisiti aziendali o locali basati su ASTM F2413. La conformità va verificata rispetto al luogo di lavoro, alle procedure del datore di lavoro e alla documentazione del prodotto.
Bricofer di Magrini propone calzature professionali organizzate per classe di protezione e impiego, così da rendere più rapido il confronto tra tomaia, puntale, lamina antiperforazione e prestazioni aggiuntive. Quando la mansione presenta rischi combinati, la scelta tecnica della sigla corretta evita acquisti ripetuti e protegge meglio chi lavora.
Prima di ordinare, osservare le condizioni del cantiere per un turno intero è spesso più utile di qualsiasi scelta basata sulla sola categoria: acqua, superfici, materiali e temperatura indicano con chiarezza se serve la leggerezza di una S1P o la maggiore protezione ambientale di una S3.