Quando si parla di antinfortunistica si intende un insieme di dispositivi di protezione individuale e accessori pensati per ridurre i rischi per la sicurezza e la salute del lavoratore. La categoria raccoglie soluzioni diverse perché i pericoli da coprire non sono tutti uguali, e la scelta corretta dipende sempre dal rischio reale e dal contesto di utilizzo.
In questa area rientrano prodotti destinati alla protezione della testa, degli occhi e del volto, delle vie respiratorie, dell’udito, delle mani, del corpo, degli arti inferiori e della protezione contro le cadute dall’alto. Per questo non si tratta di una semplice famiglia merceologica, ma di un raggruppamento tecnico di prodotti scelti dal mercato proprio in base ai problemi che risolvono.
Che cosa comprende la categoria Antinfortunistica
La categoria include dispositivi che il lavoratore indossa o tiene con sé per proteggersi contro uno o più rischi, insieme a eventuali complementi e accessori destinati allo stesso scopo. In ambito professionale, cantieristico, industriale e di manutenzione, questi dispositivi diventano rilevanti quando il rischio non può essere eliminato con altre misure di prevenzione.
Le differenze tra i prodotti sono sostanziali. Per le vie respiratorie, ad esempio, rientrano facciali filtranti e semimaschere. Per le mani esistono guanti con requisiti differenti a seconda che servano contro rischi meccanici, chimici o biologici. Per le cadute dall’alto si usano sistemi composti da imbracature, connettori, assorbitori di energia e ancoraggi.
Come scegliere il DPI corretto
La risposta breve è questa: il DPI va scelto in base al rischio da cui deve proteggere e all’attività svolta. La spiegazione è importante, perché non esiste un unico standard valido per tutti i prodotti. Ogni famiglia di DPI risponde a requisiti tecnici specifici, e una protezione adeguata contro un tipo di esposizione non è automaticamente valida per un altro.
Un filtro o una maschera adatti a trattenere particelle, per esempio, non equivalgono a una protezione contro vapori o gas. Allo stesso modo, un guanto pensato per il rischio meccanico non è necessariamente idoneo al contatto con agenti chimici o biologici. Anche gli indumenti di protezione vanno distinti con attenzione dai dispositivi medici, perché hanno finalità e logiche diverse.
Norme e classificazione di riferimento
Il quadro regolatorio di riferimento è il Regolamento (UE) 2016/425, che disciplina progettazione, fabbricazione e messa a disposizione sul mercato dei DPI nell’Unione europea. In Italia, il Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro richiama l’obbligo di utilizzare DPI conformi quando necessari.
Le fonti tecniche richiamano norme diverse a seconda del prodotto. Tra gli esempi documentati ci sono la UNI EN 149 per i facciali filtranti antipolvere, la UNI EN ISO 21420 per i guanti di protezione come requisiti generali, la UNI EN 166 per gli occhiali di protezione e la UNI EN 355 per gli assorbitori di energia nei sistemi anticaduta.
Questo significa che la domanda giusta non è soltanto quale DPI acquistare, ma soprattutto quale norma cercare in funzione del rischio da coprire.
Varianti, uso corretto e manutenzione
La categoria comprende prodotti monouso e riutilizzabili, soluzioni più leggere per rischi limitati e dispositivi più strutturati per situazioni ad alta esposizione. La classificazione prevista dal Regolamento (UE) 2016/425 distingue inoltre tra DPI per rischi minimi, intermedi e gravi o mortali, con effetti anche sulla procedura di conformità e sui controlli richiesti.
Per l’uso corretto contano molto la vestibilità, l’ergonomia e la compatibilità tra dispositivi diversi. Se un DPI viene usato insieme ad altri, la protezione non deve essere compromessa. La manutenzione è parte dell’efficacia del prodotto: pulizia, conservazione e sostituzione devono seguire le indicazioni del fabbricante e lo stato di usura. Un dispositivo sporco, danneggiato o consumato può perdere efficacia.
Domande frequenti sulla categoria
Qual è il primo criterio di scelta? La risposta è il rischio da coprire. Solo dopo si verifica il contesto d’uso, la norma applicabile, la compatibilità con altri dispositivi e l’eventuale distinzione tra monouso e riutilizzabile.
Quando un DPI va sostituito? Quando lo stato di usura, un danno o le indicazioni del fabbricante lo rendono non più idoneo. Anche la manutenzione insufficiente può ridurne la protezione.
Perché due prodotti simili possono non essere equivalenti? Perché possono rispondere a norme diverse e proteggere da rischi differenti, anche se all’apparenza svolgono una funzione simile.
In sintesi, l’antinfortunistica non è un insieme generico di articoli, ma una selezione tecnica di dispositivi che servono a proteggere il lavoratore in modo mirato, coerente con il rischio e con il contesto operativo.
Elaborato creato e supervisionato da Romolo Magrini , esperto di Antinfortunistica e Forniture Industriali