Quando si parla di Antinfortunistica → Scarpe Antinfortunistiche, si parla di calzature pensate per il lavoro in ambienti dove i piedi possono essere esposti a urti, schiacciamento, perforazione, scivolamento e altri rischi meccanici o ambientali.
Il punto di partenza è semplice: non tutte le scarpe professionali fanno la stessa cosa. Le calzature da lavoro non hanno il puntale protettivo, le calzature di protezione offrono un livello inferiore di difesa, mentre le calzature di sicurezza prevedono protezione contro l’urto della punta del piede fino a 200 joule. Questa distinzione è decisiva per scegliere un prodotto coerente con il rischio reale.
La norma di riferimento per questa categoria è la ISO 20345:2021, che definisce i requisiti base e aggiuntivi delle safety footwear per uso generale. In questo ambito, uno degli aspetti più importanti è la resistenza allo scivolamento, perché lo scivolamento è tra le principali cause di infortunio sul lavoro e rappresenta un criterio centrale nella selezione della scarpa.
La scelta diventa più precisa quando si osservano le esigenze concrete del lavoro. In alcuni contesti serve soprattutto la protezione del puntale, in altri conta la tenuta sul fondo, in altri ancora occorre attenzione alla pianta del piede o al comportamento antistatico. Per questo il ramo raccoglie prodotti diversi tra loro, accomunati dalla funzione di ridurre il rischio e di sostenere l’attività professionale con un livello adeguato di protezione.
Un altro elemento da valutare è la presenza di requisiti aggiuntivi previsti dagli standard. Le informazioni disponibili indicano, per esempio, la protezione del metatarso come requisito specifico per alcune scarpe di sicurezza o di protezione. Questo significa che la categoria non va letta come un insieme uniforme, ma come un gruppo di soluzioni tecniche da confrontare in base al rischio effettivo del posto di lavoro.
Conta anche il comportamento antistatico o dissipativo. INAIL segnala che, in determinati casi, il datore di lavoro può richiedere calzature antistatiche conformi alla UNI EN ISO 20345 e, in situazioni specifiche, anche con requisito ESD. La stessa fonte ricorda però che la resistenza elettrica dipende anche dall’uso reale e dalla contaminazione, quindi va verificata nel tempo.
In pratica, questa categoria è utile a chi cerca scarpe da lavoro realmente adatte a un rischio preciso, non a chi vuole solo una calzatura generica. La domanda corretta non è solo se la scarpa sia robusta, ma se sia robusta nel modo giusto per quel tipo di attività.
Prima della scelta è quindi utile chiedersi se serva il puntale, se il pavimento presenti rischio di scivolamento, se siano necessari requisiti antistatici o ESD, e se la struttura della scarpa sia compatibile con turni prolungati. La risposta giusta dipende sempre dal contesto operativo, non dall’aspetto del prodotto.
Elaborato creato e supervisionato da Romolo Magrini , esperto di Antinfortunistica e Forniture Industriali
Come orientarsi nella scelta delle scarpe antinfortunistiche
La prima verifica da fare è il livello di protezione richiesto dal lavoro. Se l’attività espone i piedi a urti o schiacciamento, la distinzione tra scarpe da lavoro, di protezione e di sicurezza non è formale, ma concreta. Le scarpe di sicurezza includono il puntale protettivo fino a 200 joule, mentre le scarpe da lavoro ne sono prive.
Subito dopo viene il tema della superficie di utilizzo. Se il rischio di scivolamento è rilevante, la resistenza allo scivolamento diventa uno dei criteri più importanti. Le fonti disponibili la indicano come requisito base della norma e come elemento essenziale per ridurre una delle cause più frequenti di infortunio.
Va poi considerato se il contesto richieda proprietà antistatiche o ESD. Questi aspetti non vanno dati per scontati, perché la resistenza elettrica dipende anche da condizioni di uso e di contaminazione. Per questo la scelta corretta non si esaurisce nell’etichetta, ma richiede coerenza con il rischio effettivo e controlli periodici.
Dubbi frequenti da chiarire prima dell’acquisto
Una domanda ricorrente è se basti il puntale per considerare adeguata una scarpa antinfortunistica. La risposta è no, perché il puntale è solo una parte della protezione. Conta anche il comportamento della suola, l’eventuale protezione della pianta del piede, la presenza di requisiti aggiuntivi e la compatibilità con il lavoro svolto.
Un altro dubbio comune riguarda la durata delle prestazioni. Le proprietà di sicurezza non vanno considerate permanenti in assoluto, perché usura, contaminazione e impiego reale possono modificare il comportamento della calzatura. Per questo è utile controllare periodicamente suola, puntale, tomaia e cuciture, oltre a seguire le istruzioni d’uso.
Infine, non bisogna confondere ciò che la categoria promette in generale con ciò che offre un singolo modello. La ISO 20345:2021 definisce requisiti base e aggiuntivi per le safety footwear, ma ogni combinazione tecnica va verificata in rapporto al rischio specifico. È proprio questa la differenza tra una scelta approssimativa e una scelta corretta.
Elaborato creato e supervisionato da Tamara Fidone , Ufficio Tecnico e Relazioni con il pubblico