Le scarpe da lavoro e antinfortunistiche COFRA raccolte in questa categoria non sono calzature generiche, ma modelli pensati per l’uso professionale. La loro funzione è proteggere il piede in ambienti in cui possono essere presenti rischi meccanici, scivolamento, calore, freddo, acqua o altri pericoli specifici.
Per questo motivo, quando si valuta una scarpa COFRA, il punto di partenza non è solo il comfort. La scelta corretta dipende soprattutto dal rischio reale della mansione e dal livello di protezione richiesto dal contesto di lavoro.
Come leggere la categoria COFRA
La categoria comprende modelli diversi tra loro per struttura, materiali e prestazioni. Le schede prodotto COFRA mostrano classi come S1 P, S3S e S7S, insieme a marcature funzionali come FO, SR, CI, HI, HRO, LG ed ESD. Queste sigle aiutano a capire quali caratteristiche sono presenti nel singolo modello e quali esigenze può coprire.
In pratica, non basta fermarsi al nome commerciale. La stessa linea può includere varianti con puntale in acciaio resistente a 200 J, lamina antiperforazione in acciaio inox oppure non metallica, suole in poliuretano bidensità o in poliuretano e gomma nitrilica, oltre a tomaie in pelle o materiali tecnici traspiranti.
A chi servono e quale problema risolvono
Queste calzature servono a chi lavora in ambienti dove il piede deve essere protetto da urti, perforazioni, scivolamenti o sollecitazioni termiche. La categoria risponde quindi a un’esigenza concreta di sicurezza sul lavoro, non a una semplice preferenza estetica.
La scelta diventa corretta quando il livello di protezione della scarpa corrisponde al rischio presente. Se la mansione richiede una protezione specifica, la sigla del modello e le prestazioni dichiarate devono essere lette con attenzione, perché tra un S1 P e un S3S, ad esempio, non sempre coincidono gli stessi elementi di protezione o le stesse resistenze aggiuntive.
Quali aspetti tecnici contano davvero
Nel ramo COFRA contano molto i dettagli costruttivi. Fodere traspiranti e antiabrasione, solette anatomiche forate, mescole in EVA e nitrile, puntali metallici o non metallici e suole studiate per resistere a condizioni impegnative incidono sull’uso quotidiano quanto sulla protezione.
In alcuni modelli sono presenti anche soluzioni orientate al comfort e alla distribuzione del peso, oltre a chiusure a velcro o configurazioni pensate per un impiego intensivo. Sono elementi utili, ma restano sempre subordinati alla funzione principale della scarpa, cioè la protezione del piede.
Norma e conformità
Le calzature di sicurezza rientrano nel perimetro dei dispositivi di protezione individuale previsti dal Regolamento (UE) 2016/425. Per le scarpe di sicurezza la norma tecnica di riferimento è ISO 20345:2021, aggiornata da un emendamento pubblicato nel 2024.
Per l’utente professionale questo significa una cosa semplice: la marcatura, la classe e la documentazione del singolo modello vanno sempre verificate. COFRA indica nelle schede la normativa applicata e mette a disposizione certificato e dichiarazione di conformità per diversi modelli, elemento utile per controllare la corrispondenza tra scarpa e mansione.
Domande frequenti sulla scelta
La domanda più utile è questa: quale rischio devo coprire? La risposta guida tutto il resto. Se serve una protezione contro la perforazione, occorre verificare la presenza della lamina. Se l’ambiente richiede resistenza all’acqua, bisogna cercare una versione adatta. Se servono proprietà antistatiche, ESD, resistenza al calore o protezione dal freddo, va scelto il modello che le dichiara esplicitamente.
Un altro dubbio comune riguarda la differenza tra le classi. La risposta è che la classe non è un dettaglio formale, ma il riassunto delle prestazioni del modello. Per questo la lettura completa della sigla è più importante del nome del prodotto.
Le scarpe COFRA di questa categoria si comprendono davvero solo così: come strumenti di lavoro da scegliere in base al rischio, al tipo di attività e alle prestazioni tecniche documentate per ciascun modello.
Elaborato creato e supervisionato da Romolo Magrini , esperto di Antinfortunistica e Forniture Industriali