L’abbigliamento da lavoro Bricofer comprende capi pensati per essere indossati durante attività di bricolage, manutenzione, edilizia leggera, giardinaggio, officina, magazzino e altri lavori manuali. La categoria aiuta a scegliere un abbigliamento operativo adatto all’ambiente, alla stagione e al tipo di attività, distinguendo tra praticità quotidiana e protezione da rischi specifici.
Cosa comprende l’abbigliamento da lavoro
Nel ramo rientrano pantaloni, salopette, bermuda, tute intere, giacche, giubbotti, gilet, felpe, magliette, pile, capi impermeabili, camici e accessori tessili collegati all’abbigliamento operativo. Le principali famiglie comprendono pantaloni e salopette da lavoro, giacche e giubbotti, felpe e T-shirt, tute, gilet e abbigliamento ad alta visibilità.
La differenza tra un modello e l’altro dipende soprattutto dalla parte del corpo coperta, dalla stagione, dall’ambiente di lavoro e dal livello di protezione richiesto. Un pantalone resistente può essere utile per manutenzioni e lavori manuali, mentre una giacca o un capo impermeabile può rispondere meglio alle esigenze di chi opera all’aperto. Nei mesi caldi possono risultare più adatti bermuda, gilet, T-shirt o altri capi leggeri, sempre considerando il rischio presente.
Come scegliere il capo più adatto
La scelta deve partire dall’attività concreta. Per lavori domestici o di manutenzione ordinaria possono essere sufficienti pantaloni resistenti, una maglia o una felpa, una giacca e una tuta lavabile. Quando sono frequenti i piegamenti e gli spostamenti diventano importanti la libertà di movimento, la vestibilità, la lunghezza corretta di maniche e pantaloni e l’assenza di parti eccessivamente svolazzanti che possano impigliarsi.
Per il lavoro all’aperto occorre valutare l’esposizione a vento, pioggia e freddo. Le tasche, le tasche portametro, i portautensili, i passanti e gli scomparti per piccoli oggetti migliorano la praticità, ma non equivalgono a una protezione certificata. Materiali, taglie, colori, numero di tasche e caratteristiche dichiarate, come impermeabilità, resistenza all’abrasione o protezione dal freddo, devono essere verificati nella scheda del singolo prodotto.
Materiali e caratteristiche tecniche
I materiali più ricorrenti sono cotone, poliestere, tessuti sintetici e mischie cotone-poliestere. La composizione, da sola, non basta per scegliere: occorre considerare l’equilibrio tra robustezza, peso, comfort, asciugatura, resistenza allo sporco e modalità di lavaggio indicate dal produttore. Un tessuto più pesante può essere adatto a usi gravosi, ma meno confortevole con temperature elevate. Un capo leggero può agevolare la mobilità, senza offrire necessariamente la stessa resistenza meccanica.
Anche la costruzione del modello è rilevante. Cuciture rinforzate, regolazioni in vita, polsini, chiusure protette e ginocchia predisposte per eventuali inserti possono migliorare la praticità, ma queste caratteristiche devono essere controllate nella scheda del singolo capo e non attribuite all’intera categoria.
Abbigliamento da lavoro e DPI: la differenza
Un semplice indumento da lavoro serve generalmente a proteggere gli abiti civili dallo sporco, dall’usura o da schizzi non associati a un rischio specifico. Tute, camici e altri indumenti da lavoro non sono quindi automaticamente dispositivi di protezione individuale e possono avere soprattutto una funzione igienica o di separazione dagli abiti civili.
Un capo è invece riconducibile a un DPI quando è progettato per proteggere da un rischio specifico, come investimento, calore, freddo, sostanze nocive, agenti biologici o altri pericoli individuati. La sola dicitura abbigliamento da lavoro non dimostra una protezione contro calore, fiamme, agenti chimici, elettricità, taglio o altri rischi.
Quando serve l’alta visibilità
L’abbigliamento ad alta visibilità è una famiglia distinta e può comprendere, in base al modello, gilet, pantaloni, giubbotti, felpe, magliette e tute con materiali fluorescenti e retroriflettenti. La norma ISO 20471:2013 e il relativo emendamento pubblicato nel 2016 definiscono requisiti riguardanti colore, retroriflessione, superfici minime e disposizione dei materiali.
Un colore acceso o una banda riflettente decorativa, da soli, non dimostrano la conformità alla norma. Per uno specifico capo occorre controllare marcatura, documentazione e classe o livello dichiarato.
Domande frequenti
Un capo da lavoro è sempre un DPI?
No. Un capo da lavoro può servire soltanto a proteggere gli abiti civili o a separare l’abbigliamento personale dall’attività. È un DPI quando è progettato per proteggere da un rischio specifico e dispone delle informazioni e della conformità previste per quel tipo di protezione.
Le tasche e le cuciture rinforzate sono una certificazione?
No. Tasche, portautensili, cuciture rinforzate e regolazioni sono caratteristiche funzionali del modello e non equivalgono a una protezione certificata.
Come si sceglie la taglia?
La taglia deve consentire libertà di movimento, mantenere corrette la lunghezza delle maniche e dei pantaloni e permettere l’uso previsto senza risultare troppo stretta o troppo ampia. Se il capo viene utilizzato sopra altri indumenti, questa possibilità deve essere compatibile con modello e indicazioni del produttore.
Elaborato creato e supervisionato da Romolo Magrini , esperto di Antinfortunistica e Forniture Industriali
Valutare l’acquisto in base allo scenario d’uso
Il capo più utile non è necessariamente quello più pesante o con il maggior numero di dettagli. È quello coerente con il lavoro svolto, con l’ambiente e con il livello di rischio presente. Per un’attività occasionale di bricolage può essere importante avere un indumento lavabile e resistente allo sporco. Per un lavoro che richiede continui movimenti contano soprattutto vestibilità e libertà di movimento. Per l’uso esterno diventano centrali vento, pioggia e freddo, mentre il caldo porta a valutare capi più leggeri.
La scelta di una tuta intera, di una salopette o di un completo composto da pantaloni e giacca dipende dalla copertura desiderata e dalla praticità richiesta. In ogni caso, il capo deve essere compatibile con gli altri indumenti e con gli eventuali dispositivi necessari per l’attività.
Norme, informazioni e protezione effettiva
Per gli indumenti protettivi, la norma ISO 13688:2013 stabilisce requisiti generali relativi, tra gli altri aspetti, a ergonomia, innocuità, identificazione delle taglie, invecchiamento, compatibilità, marcatura e informazioni fornite dal fabbricante. Questa norma non è pensata per essere utilizzata da sola, ma deve essere combinata con norme specifiche relative al rischio da cui l’indumento deve proteggere.
Quando un indumento è un DPI, il Regolamento UE 2016/425 richiede requisiti di conformità e informazioni d’uso. Le istruzioni possono riguardare conservazione, impiego, pulizia, manutenzione, revisione, disinfezione, prestazioni, limiti di utilizzo e accessori compatibili. In ambito professionale, la selezione dei DPI spetta al datore di lavoro sulla base della valutazione dei rischi. Il lavoratore deve ricevere informazioni e, quando necessario, addestramento.
Lavaggio e manutenzione
La manutenzione deve seguire l’etichetta e le istruzioni del singolo capo. Lavaggi non compatibili, temperature eccessive, candeggio, solventi, asciugatura impropria o modifiche sartoriali possono alterare tessuti, bande riflettenti, trattamenti superficiali e caratteristiche protettive.
Per alcuni DPI deve essere considerato anche il possibile deterioramento dovuto all’invecchiamento o al numero di cicli di pulizia. I prodotti di pulizia o disinfezione raccomandati devono essere utilizzati secondo le istruzioni, così da evitare effetti dannosi sul prodotto.
Errori da evitare
Un errore frequente è confondere un capo comodo con un capo protettivo certificato. Anche scegliere una taglia troppo stretta o troppo ampia, coprire con altri indumenti le superfici fluorescenti o riflettenti, usare un capo oltre il suo stato di conservazione o ignorare i limiti indicati dal fabbricante può ridurre l’idoneità del prodotto.
Una tuta, inoltre, non è sempre sufficiente. Se il rischio lo richiede, possono essere necessari anche guanti, calzature, occhiali o protezioni respiratorie. La verifica deve riguardare l’insieme dell’attività e non soltanto l’indumento selezionato.
Risposte rapide prima della scelta
Un capo ad alta visibilità è riconoscibile soltanto dal colore?
No. La presenza di un colore acceso o di una banda riflettente decorativa non dimostra da sola la conformità alla norma. Sono necessarie la verifica della marcatura, della documentazione e della classe o del livello dichiarato per quello specifico modello.
Si può modificare o lavare un DPI come un normale indumento?
No. Lavaggio, asciugatura, prodotti utilizzati e modifiche devono rispettare le indicazioni del fabbricante, perché procedure non compatibili possono compromettere materiali e caratteristiche protettive.
Il prezzo è il criterio principale per scegliere un DPI?
No. In ambito professionale la scelta deve basarsi sulla valutazione dei rischi, sulle esigenze ergonomiche, sulla corretta utilizzabilità e sulle informazioni del fabbricante, non soltanto su prezzo, colore o taglia.
Elaborato creato e supervisionato da Tamara Fidone , Ufficio Tecnico e Relazioni con il pubblico