Quando il lavoro espone a superfici calde, la scelta della calzatura non può fermarsi all’aspetto o alla taglia. In questa categoria rientrano le scarpe antinfortunistiche Cofra con requisito HRO, cioè modelli pensati per offrire resistenza al calore da contatto in contesti dove asfalto, pavimenti o altre superfici possono raggiungere temperature elevate.
La sigla HRO non indica tutte le scarpe antinfortunistiche, ma una prestazione specifica dentro il quadro della norma ISO 20345:2021. Questo significa che il prodotto va letto come una soluzione mirata, utile quando il rischio principale è termico e si affianca ad altre esigenze di sicurezza già previste dalla calzatura, come protezione contro urti, compressioni o perforazione, se dichiarate dal modello.
A chi serve questa categoria
Le scarpe HRO Cofra servono a chi lavora in ambienti dove il contatto con il caldo è un rischio reale e documentabile. Il riferimento pratico è chi opera su asfalto, in attività di roofing, paving o in reparti legati al calore, dove la suola deve mantenere una resistenza adeguata al contatto con superfici molto calde.
Il punto non è avere una semplice scarpa da lavoro, ma una scarpa di sicurezza costruita per un’esigenza precisa. Per questo la categoria è utile quando il pericolo non deriva solo da urti o schiacciamenti, ma anche dalla temperatura del piano di appoggio.
Cosa verifica davvero chi acquista una HRO
La risposta breve è questa: si controlla prima di tutto la presenza della marcatura EN ISO 20345 e della prestazione HRO, poi si valuta se il modello integra anche altre protezioni necessarie. La spiegazione è semplice. Una scarpa può essere adatta al calore da contatto e, allo stesso tempo, presentare caratteristiche diverse per puntale, lamina antiperforazione, antiscivolo o altre funzioni di sicurezza.
Nei modelli Cofra documentati, la suola è un elemento decisivo. Un esempio noto è una calzatura per asfaltisti con suola in PU e gomma nitrilica resistente fino a +300 °C per contatto per 1 minuto. Questo dato aiuta a capire il valore reale della categoria: non si tratta di una generica scarpa robusta, ma di un prodotto con una prestazione termica dichiarata.
Come scegliere il modello giusto
La scelta corretta parte dal rischio presente nel lavoro. Se il problema è il calore da contatto, la verifica della sigla HRO è centrale. Se oltre al caldo servono altre protezioni, bisogna leggere la scheda del prodotto nella sua interezza e non limitarsi alla tomaia o al design.
È utile anche distinguere HRO da altre caratteristiche spesso confuse tra loro. La resistenza al calore da contatto non equivale alla protezione da fiamma libera, da schizzi di metallo fuso o da rischi elettrici. Per questo una scarpa HRO è appropriata solo quando il pericolo coincide davvero con il tipo di calore per cui è stata progettata.
Perché questa categoria è diversa da altre scarpe antinfortunistiche
La differenza principale è il focus sulla suola e sulla sua resistenza termica. Molte scarpe di sicurezza proteggono da rischi meccanici, ma qui la priorità è la capacità di mantenere prestazioni adeguate quando il contatto con una superficie calda è parte concreta dell’attività.
Questo rende la categoria particolarmente utile per chi deve lavorare senza cambiare calzatura a ogni fase della giornata, purché il modello scelto sia coerente con il rischio effettivo e con le altre protezioni richieste dal contesto.
Elaborato creato e supervisionato da Romolo Magrini , esperto di Antinfortunistica e Forniture Industriali