I guanti in lattice e spalmati rientrano nella famiglia dei guanti da lavoro per antinfortunistica e rispondono a esigenze molto concrete: migliorare la presa, aumentare la resistenza all’abrasione e offrire una protezione della mano che dipende sempre dal modello e dalla destinazione dichiarata dal fabbricante. In questa categoria convivono guanti molto diversi tra loro, perché non basta il materiale a definire il livello di protezione. Conta anche la struttura del supporto, il tipo di spalmatura e l’eventuale norma richiamata sul prodotto.
Per questo motivo la scelta non va fatta solo guardando il nome commerciale. Un guanto spalmato può essere utile quando servono aderenza e sensibilità manuale, soprattutto in attività operative dove la presa è importante, ma il comportamento reale varia in base al tessuto base, allo spessore del coating e alla finitura della superficie. Allo stesso modo, il lattice naturale è spesso associato a buona elasticità e presa, ma queste caratteristiche vanno sempre lette insieme alle prove e alle informazioni specifiche del singolo articolo.
Che cosa comprende questa categoria
La categoria comprende guanti in lattice e guanti spalmati destinati al lavoro manuale. In termini merceologici, si tratta di una famiglia di guanti protettivi usati in attività in cui serve coniugare comodità, aderenza e una certa resistenza all’usura. Possono essere guanti tessili o a maglia con rivestimento superficiale, oppure modelli con componenti in lattice naturale o in lattice di gomma sintetica.
La specifica ISO/TS 5462:2024 descrive i guanti in tessuto spalmati con lattice naturale o con gomma acrilonitrile-butadiene come guanti di uso generale, ma non include i DPI in quel documento. Questo è un punto importante, perché nel commercio la categoria può includere sia prodotti per impiego generico sia articoli con protezione più strutturata. La distinzione corretta nasce sempre dalla destinazione d’uso dichiarata e dall’eventuale conformità a standard DPI.
Come si sceglie un guanto in lattice o spalmato
La risposta breve è questa: si sceglie in base al lavoro da svolgere e al rischio da gestire. Se l’obiettivo è avere più presa e buona destrezza, un guanto spalmato può essere una soluzione coerente. Se invece il contesto richiede una protezione specifica, bisogna verificare quali prove e quali norme sono dichiarate sul prodotto. La norma ISO 21420 definisce requisiti generali su progettazione, costruzione, innocuità, comfort, efficienza, marcatura e informazioni del fabbricante, ma non copre da sola le proprietà protettive.
In pratica, chi compra dovrebbe valutare la taglia corretta, la flessibilità del supporto tessile, la traspirabilità, la resistenza all’abrasione e la necessità di mantenere sensibilità nelle dita. Questi elementi sono decisivi perché un guanto che veste bene e segue il movimento della mano è più adatto a lavori ripetitivi o di precisione rispetto a un modello più rigido.
Quali problemi aiutano a risolvere
Questa categoria è utile quando il problema principale è lavorare con maggiore controllo della presa e con una protezione compatibile con l’attività manuale. I guanti spalmati sono spesso scelti proprio per il rapporto tra supporto tessile e rivestimento, che aiuta a tenere l’oggetto in mano e a limitare l’usura superficiale. In molti casi il vantaggio non è solo protettivo, ma anche operativo, perché un guanto ben progettato riduce gli attriti nel gesto di lavoro.
È però fondamentale non attribuire a tutta la categoria una protezione uniforme. Le norme dimostrano che i rischi sono separati. ISO 23388 riguarda i guanti contro rischi meccanici come abrasione, taglio, strappo e perforazione. ISO 374-1 riguarda i guanti contro sostanze chimiche pericolose e microrganismi. ISO 23407 tratta i guanti contro i rischi termici. Quindi un guanto in lattice o spalmato non è automaticamente adatto a tutti questi scenari.
Le domande più utili da farsi prima dell’acquisto
La prima domanda è: per quale rischio mi serve davvero il guanto. La risposta orienta tutto il resto, perché presa, comfort e resistenza non equivalgono a protezione universale. La seconda domanda è: il prodotto è pensato per uso generico oppure per un impiego protettivo più preciso. La terza riguarda la spalmatura, perché il lattice naturale e altre soluzioni tecniche possono rispondere in modo diverso a seconda dell’obiettivo d’uso.
Un’altra domanda importante è la durata nel tempo. Un guanto va controllato con regolarità, soprattutto se mostra usura, screpolature, perdita di elasticità o danni al rivestimento. Le informazioni del fabbricante, comprese marcatura e istruzioni, fanno parte dei requisiti generali del guanto e vanno seguite con attenzione.
Elaborato creato e supervisionato da Romolo Magrini , esperto di Antinfortunistica e Forniture Industriali