Nel ramo Cardinale dedicato agli occhiali rientrano dispositivi di protezione per gli occhi pensati per l’uso professionale in ambito antinfortunistico.
Non si tratta di occhiali da vista o da sole, ma di protezioni oculari da lavoro, selezionate in funzione del rischio reale da affrontare. In questa categoria possono rientrare occhiali di protezione, maschere e schermi facciali, quando la situazione operativa richiede una copertura più estesa dell’area oculare.
La logica di scelta è concreta: la protezione va abbinata al tipo di esposizione, che può riguardare proiezioni di schegge, materiali roventi, sostanze caustiche o corrosive, liquidi spruzzati, aerosol o altri agenti dannosi. Quando il rischio lo impone, la protezione degli occhi può dover essere affiancata da una copertura laterale più ampia o da un dispositivo che coinvolga anche il volto.
Quando servono questi dispositivi
Gli occhiali di protezione servono quando il lavoratore è esposto a un pericolo per gli occhi e il rischio non può essere eliminato con altre misure. La funzione è chiara: ridurre l’esposizione agli impatti, agli spruzzi e ad altri agenti nocivi che possono offendere la zona oculare.
La categoria è utile soprattutto nei contesti in cui la protezione non può essere generica, ma deve adattarsi alla mansione. Per questo il ramo va letto come un insieme di dispositivi scelti dal mercato proprio per risolvere problemi diversi, non come un articolo unico valido per ogni situazione.
Come orientarsi nella scelta
La risposta breve è questa: si sceglie in base al rischio, alla copertura richiesta e alla compatibilità con gli altri DPI. La spiegazione è che la disciplina generale sulla scelta dei dispositivi di protezione richiede una valutazione dell’esposizione concreta e della mansione, quindi il prodotto corretto non è quello più semplice, ma quello più adatto al caso specifico.
Conta la protezione laterale, conta la stabilità sul viso e conta anche la possibilità di usarli insieme ad altri dispositivi, come occhiali da vista, maschere filtranti, respiratori o elmetti, quando il contesto lo richiede. In alcuni casi, infatti, la categoria comprende modelli compatibili con lenti correttive o dispositivi di protezione più ampi, come visiere e schermi facciali.
Norme e riferimenti tecnici
Il riferimento tecnico centrale per questa famiglia è la norma EN 166. A essa si affiancano norme correlate per esigenze particolari, tra cui EN 169, EN 170, EN 172 e la serie EN ISO 16321 per la protezione degli occhi e del viso in uso professionale.
La presenza di un richiamo normativo non è decorativa, ma serve a identificare prestazioni e ambiti d’impiego del dispositivo. Non esiste però una sola norma valida in assoluto per tutta la categoria, perché le specifiche cambiano in base al rischio da affrontare.
Dubbi frequenti prima dell’acquisto
La domanda più utile è questa: il dispositivo protegge davvero dal rischio presente? Se la risposta riguarda urti, spruzzi chimici, aerosol o agenti biologici, allora occorre verificare che il modello scelto offra la copertura coerente con quell’impiego. Un altro dubbio frequente riguarda la compatibilità con gli occhiali da vista, che è un aspetto importante quando la protezione deve essere indossata per tempi prolungati.
È altrettanto importante distinguere tra semplice protezione degli occhi e protezione più estesa del volto. Quando il rischio supera la sola area oculare, possono essere più adatti occhiali avvolgenti, maschere o schermi facciali.
In sintesi, questa categoria raccoglie dispositivi da lavoro scelti per proteggere gli occhi in modo mirato, con soluzioni diverse a seconda del rischio, della copertura necessaria e dell’uso insieme ad altri DPI.
Elaborato creato e supervisionato da Romolo Magrini , esperto di Antinfortunistica e Forniture Industriali