Le scarpe antinfortunistiche Lewer raccolgono una selezione di calzature di sicurezza pensate per proteggere il piede in ambienti professionali. In questa categoria non si parla di semplici scarpe robuste, ma di dispositivi di protezione individuale con modelli diversi per livello di protezione, tipo di suola, tomaio, chiusura e dotazioni aggiuntive.
Il riferimento tecnico centrale è la norma UNI EN ISO 20345, che disciplina le calzature di sicurezza. Questo significa che la scelta va fatta partendo dal rischio reale del lavoro e dalla marcatura riportata sul singolo prodotto, perché non tutte le scarpe della categoria offrono le stesse proprietà.
Cosa comprende la categoria Lewer
Il ramo comprende scarpe antinfortunistiche e scarpe da lavoro del marchio Lewer, proposte per usi professionali e orientate a comfort, leggerezza e prestazioni. La documentazione aziendale richiama una produzione Made in Italy e un assortimento costruito per rispondere a esigenze diverse, dal lavoro in interno ai contesti più esposti a urti, scivolamento o perforazione.
La categoria è quindi utile a chi cerca una calzatura da lavoro con protezione reale, da scegliere in base al tipo di attività e non solo in base all’aspetto esterno. La differenza pratica tra un modello e l’altro può riguardare la presenza del puntale, la resistenza allo scivolamento, l’inserto antiperforazione, la resistenza all’acqua o altre caratteristiche dichiarate in scheda prodotto.
Come scegliere la scarpa giusta
La risposta breve è questa: va scelta in funzione del rischio. Se il lavoro si svolge in un magazzino, spesso contano molto comfort e aderenza. Se si lavora in cantiere, diventano più rilevanti protezione contro urti e perforazione. In altri ambienti industriali possono essere importanti anche la dissipazione elettrostatica o la resistenza agli idrocarburi, quando previste dal modello.
La spiegazione è che nella categoria esistono varianti diverse, come scarpe basse o stivaletti, chiusure tradizionali o sistemi rapidi, puntali metallici o non metallici, suole antiscivolo e modelli con caratteristiche ESD. Per questo la lettura della marcatura è essenziale, perché sigle come S1P, S3, ESD, WR o HRO indicano proprietà specifiche e non equivalenti.
Quali problemi aiutano a risolvere
Le scarpe antinfortunistiche servono a ridurre i rischi meccanici e, in base alla marcatura, anche altri rischi secondari. Tra le proprietà che possono essere presenti ci sono resistenza allo scivolamento, resistenza alla perforazione, assorbimento di energia al tallone, resistenza all’acqua, isolamento dal freddo o dal calore del fondo, protezione metatarsale e protezione del malleolo.
Queste caratteristiche non sono automatiche su tutti i modelli. Ogni scarpa va quindi valutata come un prodotto tecnico con dotazioni precise, adatto a un contesto d’uso specifico. È questo l’aspetto che distingue una vera scarpa di sicurezza da una semplice calzatura comoda o resistente.
Elaborato creato e supervisionato da Romolo Magrini , esperto di Antinfortunistica e Forniture Industriali
Dettagli tecnici utili prima dell’acquisto
La scelta corretta parte da tre verifiche semplici: la marcatura, l’ambiente di lavoro e lo stato costruttivo della scarpa. La marcatura racconta quali protezioni sono presenti davvero, l’ambiente di lavoro indica quali rischi sono più probabili e la costruzione del modello aiuta a capire comfort, durata e praticità d’uso.
Un errore frequente è confondere la dicitura antinfortunistica con una protezione uguale per tutti i modelli. Non è così. Una scarpa può essere più adatta a superfici scivolose, un’altra a rischi di perforazione, un’altra ancora a contesti in cui contano anche ESD o resistenza all’acqua. La lettura della scheda prodotto è quindi parte integrante dell’acquisto.
Uso, manutenzione e controlli
La risposta breve è questa: una scarpa di sicurezza va mantenuta pulita, asciutta e integra. La spiegazione è che usura, abrasioni della suola, tagli, deformazioni o danni al puntale e alla tomaia possono ridurre la protezione nel tempo. Per questo la categoria richiede controlli periodici, soprattutto quando l’uso è intensivo o l’ambiente è gravoso.
Anche i materiali contano nella valutazione complessiva. Nelle informazioni disponibili emergono materiali naturali o sintetici, strati intermedi studiati per l’ammortizzazione e suole progettate per migliorare comfort e leggerezza. Tuttavia non esiste un materiale unico valido per tutti i modelli, perché ogni variante risponde a esigenze diverse e a requisiti tecnici differenti.
Domande frequenti che aiutano a orientarsi
Serve sempre il puntale? La risposta dipende dal rischio presente nel lavoro e dalla marcatura del modello. Serve sempre l’ESD? No, solo quando il contesto richiede dissipazione elettrostatica. Serve la resistenza all’acqua? Dipende dall’uso in interno o esterno e dalle condizioni reali dell’ambiente.
Scarpe di sicurezza e scarpe da lavoro sono la stessa cosa? No, non sempre. In questa categoria convivono prodotti diversi, ma le scarpe di sicurezza in senso stretto sono quelle disciplinate dalla UNI EN ISO 20345 e dotate di puntale con resistenza agli urti prevista dalla norma. Per questo la scheda tecnica del singolo modello resta il punto decisivo.
Elaborato creato e supervisionato da Tamara Fidone , Ufficio Tecnico e Relazioni con il pubblico